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giovedì 29 maggio 2008

RD CONGO con la testa ormai in Italia!

Buongiorno a tutti, vi scrivo in mattinata così spero di riuscire ad essere un po’ tranquilla prima che cominci il caos giornaliero.

Sabato mattina parto per Kinshasa, quindi verosimilmente sarà l’ultima mail da Tshimbulu.
Ho già la testa nella capitale, i programmi e i giri che devo fare per usare al meglio tutto il tempo che ho a disposizione. Tra acquisti e documenti, visita a Brazaville e serate con gli amici, spero di riuscire a fare tutto.
Finalmente vedrò Brazaville, se non piove e le barche possono attraversare il fiume. Speriamo bene.
Ho la testa veramente in un altro Paese, immagino i cibi che mangerò una volta in Italia e in Camerun. Ma che bello pensare di andare in vacanza in un posto che conosci già, per cui pregusti tutto prima di arrivarci.
[…]
Ieri, prima di vedere la mamma Pauline, sono stata a salutare Ester, la bimba a cui hanno tagliato le gambe, e sua madre, Anita. Ecco la sua storia: Anita ha 25 anni e due figlie, Ester, di tre anni, e Pauline, di qualche mese. Vive vendendo gli arachidi e le patate dolci al mercato. Suo marito fa il trasportatore… nel senso che in bicicletta percorre la distanza tra qui e Kananga una volta alla settimana trasportando tutto quello che può. In genere due giorni per andare e due per tornare. Il marito ha 26 o 28 anni, non me lo ricordo, si chiama Jean e ha due mogli.. Anita è la prima moglie ed è un po’ incavolata perchè Jean non ha soldi per comprare i vestiti per lei e le figlie, per dare loro da mangiare…e invece trova i soldi per sposarsi di nuovo… Jean vuole un’altra moglie, la terza… Qui per sposarsi è il marito che deve pagare la dote, una sorta di vendita delle donne insomma. La famiglia della ragazza decide un prezzo e il futuro marito paga.
Altra cosa che ho scoperto sempre ieri: il numero di figli che qui si desidera avere. Indovinate un po’? Non troppi, solamente 10. Dicono che così i figli, quando saranno grandi, si occuperanno di loro e vivranno bene. Quello che mi chiedo però è come fanno a curare i bambini e dargli da mangiare e mandarli a scuola se sono poverissimi? Non si rendono conto che dei 10 pochissimi sopravvivranno e ancora meno saranno in grado di mantenerli. Qui non esiste la pensione quindi i vecchietti, chi ci arriva perché la vita media è di 40 anni, vive dell’elemosina degli altri.
Non volevo rovinarvi la giornata, solo mettervi al corrente delle via quotidiana qui.
Me lo ha inviato Rebecca, corrisponde alla realtà. Nulla di inventato.
Katia

venerdì 16 maggio 2008

Tshimbulu (RD Congo) da Katia


mercoledì 30 aprile 2008

Cara amica Katia mi scrive, così si distrae un po'...

DAL CONGO:

Oggi non ho proprio voglia di fare niente, fa talmente caldo, una di quelle giornate da passare completamente immerse nell’acqua.
Sono davanti al computer da stamattina, controllando la mail, come se stessi aspettando un messaggio da cui dipende un cambiamento molto importante e invece nulla…. Che pizza. Mi sto veramente annoiando. Oggi sono diventata un’esperta in solitari, pur di non far niente.
Non ho neanche voglia di fare una doccia, che forse mi rinfrescherebbe almeno un po’. Mare, mare… ma qui non c’è proprio niente. E non posso neanche mettermi a prendere il sole, qui non è neanche concepito. Uffa. Che noia.
Ho scritto un progetto passando tutta la domenica mattina a farlo… potete immaginare quali siano le distrazioni qui. Sto cercando fondi e non capisco perché gli altri non capiscano la necessità. Qui si muore veramente di fame. E’ una cosa orribilissima. Ho visto Melene dimagrire sempre di più fino a esaurirsi. Assurdo. E poi penso all’Europa, all’Italia, allo spreco e all’inutile che sembra indispensabile.
E qui continua a fare caldissimissimo.
Oggi è tornata a fare il controllo una bambina, ex malnutrita. Si chiama Jeanne, vive con il nonno. Il padre è morto, la mamma è ritornata al villaggio. Dall’altra settimana ha perso 400g e per una che pesa 8 Kg è piuttosto notevole. Il nonno non ce la fa, le suore vogliono prenderla e portarla in orfanotrofio a Kananga (una città distante 120 Km). Io rifiuto l’idea. Ora, in attesa della costruzione del centro nutrizionale e dell’inizio della formazione, stiamo provando a sostenere il nonno. Cioè gli diamo dei soldi perché compri da mangiare. Speriamo che la settimana prossima vada meglio e che la piccola sia ingrassata. Sono talmente contraria all’idea dell’orfanotrofio che ho proposto di nasconderle nei vestiti delle pietre al momento della pesata. Ma non è possibile perché la pesano nuda. Mi è venuta un’altra idea: le si possono far ingoiare le pietre, così pesa di più ed è salva. Odio l’orfanotrofio, soprattutto come è concepito nella maggior parte qui in Africa. Non vi dico più nulla su questo perché altrimenti mi incazzo.
Ho deciso di fare la doccia, speriamo mi vien voglia di lavorare, domani devo pagare i salari!!!